Voglio dedicare questo post ad uno sfortunato campione del passato che, sebbene non abbia mai visto giocare, mi ha sempre affascinato:

Giancarlo Antognoni è il Capitano, il giocatore più forte della storia della Viola ed il più amato dai suoi tifosi .Nato nel 1954 in un paesino in provincia di Perugia, viene acquistato neanche diciottenne dall'Asti, dove giocava in serie D, per una cifra spropositata all'epoca (più di 400 milioni di Lire). Già dall'esordio in serie A,ad appena 18 anni nell'ottobre del 1972 a Verona, dimostrò già le sue qualità da regista con ottima visione di gioco, capacità di effettuare lanci precisi e millimetrici, falcata elegante ed imperiosa. Un numero 10 al servizio della squadra e non di sè stesso. Vladimiro Caminiti, giornalista di Tuttosport, appena lo vide giocare ne diede la definizione che lo contraddistinse per tutta la carriera:"il ragazzo che gioca guardando le stelle", per il suo incedere a testa alta con il pallone incollato al piede e per la sua visione di gioco così perfetta da sembrare quasi eterea.
Ha giocato per 15 anni interrottamente nella Fiorentina dal 1972 al 1987, illuminando con le sue giocate l'Artemio Franchi ma vincendo quasi nulla a parte una Coppa Italia nel 1975.
La sua carriera è stata costellata da sfortuna e numerosi infortuni: io la chiamo l'invidia degli Dei...
Nel 1981 rischia la vita in uno scontro di gioco con il portiere del Genoa che lo colpisce alla testa con il ginocchio alto: arresto cardiaco per alcuni secondi, viene operato d'urgenza, rimane per mesi fuori dai campi...ecco l'invidia degli Dei
Il 1982 poteva essere il suo anno. In campionato sfiora lo Scudetto: Fiorentina e Juventus pari prima dell'ultima di campionato, ma i bianconeri vincono a Catanzaro con un rigore del tanto vituperato Liam Brady mentre la Viola non va oltre un misero 0-0 a Cagliari. In Spagna partecipa alla spedizione Mundial in cui gioca da protagonista fin quando, in semifinale, un tackle d un difensore polacco gli impedisce di giocare la finale mondiale, a 28 anni, nel pieno della maturità...sempre l'invidia degli Dei.
Continua la carriera da protagonista in una Fiorentina che gioca sempre ad alti livelli fin quando nel campionato 1983-1984, sempre in piena lotta scudetto, si frattura tibia e perone in uno scontro di gioco...ancora l'invidia degli Dei. Torna a giocare dopo un anno e mezzo di stop, ma questa è una Fiorentina diversa, che lotta per non retrocedere, e il ragazzo sembra aver perso la magia che aveva nei piedi, quasi si fosse volatilizzata con l'ultimo infortunio.
Alla fine della stagione 1986-1987 lascia la Fiorentina per finire la carriera nel Losanna nell'anonimo campionato elevetico. Ma la leggenda del ragazzo che giocava guardando le stelle si chiude con un lieto fine: alla sua partita d'addio, nel aprile 1989 allo stadio Franchi, la tifoseria viola riempe lo stadio, manco fosse la sfida contro gli odiato nemici della Juventus, per dare l'ultimo saluto al proprio sfortunato Campione.
uno dei talenti più cristallini del calcio italiano.
RispondiEliminaUn esempio di stile. Pirlo dovrebbe leggersi la sua biografia 13 volte prima di rilasciare certe interviste.
RispondiEliminanon solo il grande campione della mia adolescenza,ma anche un grande uomo di principi sportivi e morali che servirebbero oggi.
RispondiElimina